Aifa: pazienti con multimorbilità, gestione della politerapia e rischi delle interazioni farmacologiche, un terreno ancora da esplorare

Aifa: pazienti con multimorbilità, gestione della politerapia e rischi delle interazioni farmacologiche, un terreno ancora da esplorare

Fonte: F-mail: NUMERO 66 - 08/04/2015

Quello della politerapia – l’assunzione concomitante di più farmaci della stessa o di diverse aree terapeutiche –  è un tema inevitabilmente embricato con quelli, cruciali, dell’apprietezza e soprattutto dell’aderenza: i terreni, in buona sostanza, sui quali si giocherà il destino professionale (e non solo) dei farmacisti e delle farmacie.

All’argomento l’Aifa dedica oggi un’ampia nota ,che merita certamente di essere segnalata all’attenzione dei lettori:

Tra le molte suggestioni offerte dall’articolo, c’è il richiamo allo studio condotto dalla stessa Aifa (e per l’esattezza dal suo Steering Group Geriatrico) sullo sviluppo di indicatori dedicati a misurare la qualità delle prescrizioni nella popolazione anziana del nostro Paese.

Lo studio, di enorme rilevanza, ha evidenziato l’ampia diffusione della politerapia nella popolazione geriatrica in Italia, con più di 1.300.000 individui (11,3%) che ricevono una prescrizione contemporanea di 10 o più farmaci. Si tratta di un dato particolarmente significativo e il gruppo di età risultato essere esposto al più alto carico farmacologico è quello tra i 75 e gli 84 anni, con il 55% dei soggetti trattati con 5‐9 farmaci e il 14% con 10 o più farmaci.

I dati epidemiologici sono chiari. A esserlo meno sono gli strumenti a disposizione dei clinici per l’analisi di tutte le implicazioni che ne derivano per i pazienti interessati dalla politerapia. Proprio su questo punto, in un editoriale pubblicato sul British Medical Journal,Alessandra Marengoni, ricercatrice del Dipartimento di Scienze cliniche e sperimentali dell’Università degli Studi di Brescia e Graziano Onder, del Dipartimento di Geriatria dell’Università Cattolica di Roma (entrambi componenti dello Steering Group Geriatrico dell’Aifa), offrono alcune utili riflessioni e indicazioni.

Una delle conseguenze della politerapia è l’alto tasso di reazioni avverse” scrivono i ricercatori sulle pagine del BMJ ‘principalmente a causa delle interazioni farmaco-farmaco (la capacità di un farmaco di modificare l’effetto di un altro farmaco somministrato successivamente o contemporaneamente). Il rischio di interazione tra i farmaci in ogni singolo paziente aumenta in rapporto al numero di malattie coesistenti e a quello di farmaci prescritti”.

Secondo i due ricercatori la prima necessità, quando si parla di politerapia, è quella di una valutazione multidimensionale di ciascun paziente, per sviluppare un percorso di cura personalizzato. Nel caso degli anziani è prioritario il riconoscimento disturbo delle numerose fragilità, fra le quali il deterioramento cognitivo e funzionale occupano un ruolo preponderante assieme alla frequente mancanza di un supporto sociale.

In secondo luogo, i medici dovrebbero avere a disposizione i più aggiornati strumenti tecnologici per effettuare le diagnosi e le valutazioni cliniche. Nel caso delle possibili interazioni farmacologiche, secondo Marengoni e Onder, è necessario riconoscere l’impossibilità, tanto per il clinico quanto per qualsiasi linea guida, di elencare tutte le possibili interazioni legate alla terapia delle malattie croniche coesistenti. Gli strumenti informatici possono rappresentare per i medici una risorsa preziosa, aiutandoli a risolvere il problema in modo più efficiente, contribuendo così a migliorare la qualità della prescrizione e a ridurre le interazioni farmacologiche.

Gli autori offrono un suggerimento importante anche dal punto di vista della concezione e dello sviluppo delle linee guida, indicando nei database adattativi elettronici la direzione verso cui tendere, dal momento che consentono, ad esempio, la ricerca interattiva per specifiche condizioni. L’accesso e l’interazione a linee guida elettroniche in grado di aggiornarsi in tempo reale, anche attraverso tablet e smartphone, è un pezzo importante del futuro della pratica clinica e della professione medica.

L’utilizzo di nuovi strumenti elettronici o il migliore uso di quelli già esistenti e la valutazione complessiva dei pazienti” concludono gli autori ‘aiuteranno i medici ad ottimizzare e a migliorare i trattamenti farmacologici utilizzando tutte le informazioni disponibili sulle malattie, sui farmaci e sulle caratteristiche specifiche di ogni singolo paziente” scrivono ancora Marengoni e Onder.

Un auspicio importante e un richiamo a un maggior impegno per la tutela della salute di una popolazione di pazienti, quella delle persone con multimorbilità, particolarmente vulnerabile